sabato 15 settembre 2007

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venerdì 14 settembre 2007

"IO NON TI TEMO, HALIFAX" (Cit.)

Dopo la seconda motte passata a Saint John (senza pagaare tra l'altro, ero simpatico ai proprietari....) ho iniziato il mio viaggio verso Halifax, in Nova Scotia. Sullla strada mi sono fermato in due posti: uno era al confine tra il New Brunswick e la regione in cui sono ora, si trattava di un fortino dell'800 dei francesi, ma niente di speciale. Ho dato un'occhiata veloce, anche perche' aprendo la portiera ho centrato in pieno l'auto di fianco e sono dovuto correre via...che merda che sono (pero' era colpa del vento che tirava come un matto e mi ha colto di sorpresa!).
L'altra localita' visitata invece era veramente spettacolare. Si chiama Hopewell Rocks. In sostanza nella baia di Foundy c'e' una marea della modonna (fino a 15 metri) e quindi quando questa e' al minimo dalla spiaggia vengono fuori delle formazioni rocciose spettacolari che durante l'alta marea appaiono come semplici isolotti vicino alla costa. In pratica con la bassa marea ti trovi a passeggiare in mezzo a colonne di roccia con in cima gli alberi...assurdo.

Ora sono ad Halifax, in un ostello della gioventu', 20 dollari canadesi a notte. Ho conosciuto i miei 2 compagni di stanza, un australiano e uno scozzese, e tra poco andiamo a berci qualche birra giu' a downtown. Vediamo come porocede...NOTTE!

..ECCHIME QUA



mercoledì 12 settembre 2007

CANADA (MADE IN ITALY)


Alla fine tutti i miei programmi sono andati in fumo...anzi "in pioggia"!!!
Allora, il mio programma era acquisto indumenti invrnali, bus fino a Bangor, Auto a noleggio fino in Canada.
E' finita cosi: in autobus fino ad un centro commerciale per fare sti benedetti acquisti, A PIEDI per circa 2 ml e mezza per recarsi ad altro centro commerciale piu' economico (nel primo sembrava di essere da Gucci!!!). Fatti gli acquisti (giacca invernale e scarpe 50$ per tutto), sono dovuto tornare a recuperare le borse in albergo e ormai era troppo tardi per andare in bus fino a Bango e da li fino in Canada. Ho optato per il noleggio in loco del mezzo con il quale mi sono recato nel Brunswick, 40 km a nord di Portland, dove presso un'amica di famiglia, ho potuto trovare un pasto caldo ed una sistemazione per la notte.

Ora, cioe' mercoledi (credo), vi sto scrivendo da Saint John, New Brunswick, Canada. Il modo in cui ho trovato da dormire ha dell'incredibile. In sostanza arrivato alla perferia di questa citta' canadese, mi sono fermato ad uno dei punti per informazioni turistiche lungo l'autostrada. Qui ho chiesto se potevano gentilmente trovarmi una sistemazione economica per la notte ma non si riusciva a trovare nessun posto. Solo uno dei numeri chiamati non rispondeva, cosi ho preso la macchina e mi sono recato li personalmente.
Mentre parlavo con la responsabile, questa mi ha chiesto da dove venivo, e alla mia risposta "Dall'Italia!!" ha fatto un salto e mi ha subito accompagnato in una stanza li accanto dove c'erano due italiani. Beh, e' stato l'inizio della fine: presentazioni (si chiamano Giovanni e Antonio, uno abruzzese e uno calabrese, sono due 45enni emigrati a Montreal 20 anni fa e ora impegnati in un'impresa edilizia), convenevoli, e poi giu' di vino, birra, pasta fatta in casa e poi ancora birra e alcool. Il tutto in compagnia della responsabile del motel, di 2 sue amiche e di un collega di lavoro dei 2 italiani. Alla fine, essendo entrato a far parte dela grande famiglia italo-canadese, e siccome teoricamente nemmeno in questo motel c'era posto, mi e' stata affittata la stanza del padre della responsabile per 25 dollari (canadesi) a notte!!!!

Pazzesco, da in mezzo alla strada o in un hotel iper costoso, mi sono ritrovato a passare la serata con gente piu' o meno del posto e a dormire dietro la reception di un motel!!! Ora vado a dormirre, domani mattina vado a fare visita al cantiere dove lavorano come responsabili i miei due nuovi amici (magari non c'e' nulla di interessante, ma ci tenevano tanto e non potevo rifiutare), il pomeriggio lo passero' a spasso per Saint John e la sera invece sono stato invitato a cenare al ristorante per una cena di lavoro coi due italiani e i loro capi...mi hanno detto che dovro' fingermi un loro cugino italiano che e' venuto a trovarli!!! Due folli....ma benefattori!!!
AVANTI SAVOIA!!!!!!

lunedì 10 settembre 2007

THE LONG GOODBYE

Atterati a Providence, preso due autobus, eccoci finalmente alla South Station di Boston. In questa citta' siamo ospiti di un'amica giapponese di Antonio, Akiko, che i primi di agosto era passata per Paodva con una sua amica durante una suo giro per l'Europa.

Domenica mattina ho finalmente potuto fare un po' di lavanderia, l'ultima l'avevamo fatta ad Osaka ed ero un po' a corto di vestiti. Poi in giro per il centro della citta', molto piu' tranquilla di molte metropoli americane, forse proprio per essere la cittta' piu' europea di tutti gli USA.
Il tempo e' passato in fretta, tra una clam chowder e una cena italiana a Little Italy (tra l'altro niente male e stranamente a buon prezzo!!!).

Un giorno e mezzo passati in fretta dicevo. Poi lunedi mattina arriva il gran momento: dopo tre contineti attraversati assieme (Europa, Asia e America del Nord), due oceani sorvolati (Indiano e Pacifico) e un sacco di vicende passate assieme, per me e Antonio giunge il momento di salutarci. E' strano ritrovarsi cosi, di punto in bianco, da soli dopo piu' di un mese in compagnia...
La sua destinazione e' Hartford, nel Connecticut, per poi trascorrere 2 giorni a New York e quindi fare ritorno a casa. Per quel che riguarda me, i miei progetti non sono ancora ben definiti. Teoricamente dovevo dirigermi a Brunswick, nel Maine, ma problemi tecnici mi hanno portato a Portland, sempre nel Maine, da cui vi sto scrivendo ora. Portland e' una piccola citta', o almeno cosi mi sembra da quello che ho visto. E' praticamente una serie infinita di moli, con relativi pescherecci e navi da crociera che salpano. Per cena (a dire il vero erano le 18.30 ma era dalle 10 di sta mattina che non mangiavo...) mi sono sparato un piatto di fish&chips in un locale sul vecchio molo, consumando la cena su un bancone all'aperto che guardava dritto verso la baia e i pescherecci ormeggiati. Bellissima cornice, solo che fa un po freddino (13 gradi!!) e la cosa piu' pesante che ho e' un maglione...per questa ragione domani devo per forza fare un salto al centro commerciale qui vicino per cercare una giacca autunnale e magari un paio di scarpe antipioggia visto che le mie hanno i buchi e prosciugano letteralmente le pozzanghere.
Purtroppo non sono riuscito a mantenere il costo degli alloggi basso visto che qui gli hotel sembrano non costare meno di 80$. Comunque, per fortuna, si tratta solo di una notte. Domani dovrei raggiungere in autobus Bangor, a nord del Maine, e li' nolleggiare un'auto con la quale sconfinare nel Canada sud-orientale. Ma questa e' un'altra storia, ora vi saluto e vado in camera a godermi 10 ore di sonno nel lettone da 80 micragnosi dollari!!!!


REPORTAGE DA SEATTLE

Scusate la lunga pausa...siamo ancora vivi, ma ci sono difficolta' a trovare internet caffe' qui negli States, o meglio si trovano ma hanno tutti il wire-less e ognuno usa il proprio portatile...Comunque, a Seattle ce la siamo apssata bene, il tempo e' stato incredibilmente soleggiato e vi assicuro che in questa citta' 3 giorni di sole continuo sono un evento!
Rem ci ha portato a spasso nei pomeriggi di giovedi e venerdi, dopo che finiva di lavorare al consolato canadese.
Quando siamo arrivati a Seattle non sapevamo molto della storia della citta' e credavamo di trovarci nella classica metropoli di frontiera senza storie da raccontare. Invece ci sbagliavamo di grosso!! Abbamo infatti scoperto che questa citta' ha avuto un passato veramente burrascoso.
Quando la citta' stava lentamente crescendo il suo problema principale era la marea: questa non dava problemi quando era al minimo ma quando saliva spingeva a tutta forza l'acqua della fognatura su per i tubi e spesso la tazza del bagno si trasformava in un simpatico gyser domestico che restituiva al "mittente" tutto il contenuto delle tubature!!!
La marea inoltre creava enormi e profonde pozzanghere con relativi problemi per carrozze, cavalli ed esseri umani (un bambino annego' in una pozzanghera lunga 7m e profonda 3!!!).
Un incendio poi rase completamente al sulo la citta' nel 1800 e la cosa pazzesca e' che l'incendio fu l'occasione per ricostruire la metropoli cercando di risolvere tutti i problemi connessi alterritorio prima trascurati. Questi buoni propositi pero' dovettero fare i conti con il desiderio di ricchezza che dominava i governati locali (siamo tra l'altro in piena corsa dell'oro e lo Yukon e' a quache centinaio di km da qui). Il risultato fu incredibile: le starde furono ricostruite alcuni metri sopra il livello precedemte, i marciapide invece, per non perdere il piano terra (un piano in meno= meno profitti...) di ogni edificio, furono matenuti allo stesso livello di prima. In sostanza per attraversare la strada si doveno salire delle scale a pioli, camminare sulla strada, per poi scendere dall'altra parte sempre tramite scale a pioli.
La cosa non duro' tanto (se un piccione appoggiato su un davanzale puo' risultare fastidioso immaginatevi cosa deve essere un cavallo a 11 metri sopra la testa!!!!), e oggi viene organizzato un tour, l'underground tour appunto, che ti porta sotto terra lungo quelli che una volta erano i marciapiede cittadini.

L'ultima sera (venerdi), siamo stati con degli amici di Rem a fare un barbeque sulla spiaggia e poi a bere birre in giro per la citta'. Insomma, in un modo o nell'altro siamo riusciti a tirare fino alle 4 del mattino di sabato, ora in cui abbiamo tirato su i nostri bagagli e ci siamo diretti via taxi all'aereoporto per prendere il nostro simpatico volo mattutino Seattle-Las Vegas-Providence e raggiungere cosi la East Coast. Un viaggio da paura, morti di sonno, con cambio intermedio, sono comunque riuscito a dare un occhio fuori dall'oblo' quando stavamo sorvolando il Nevada e la Death Valley. Lo spettacolo valeva veramente lo sforzo di tenere gli occhi aperti, poi pero' la stanchezza ha prevalso e solamente il rumore del carrello che toccava la pista ci ha risvegliato: welcome to Providence (Boston).